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| | Edifici nuovi o integralmente ristrutturati: due disposizioni nella Finanziaria 2008 creano gravi difficoltà applicative. La prima (comma 288, articolo 1), operativa dal 1° gennaio 2009, dispone che per il rilascio del permesso di costruire occorre la certificazione energetica dell'edificio nonché del risparmio idrico e del riciclo delle acque piovane. Occupiamoci prima della sola certificazione. Si noti innanzitutto che tale norma ha efficacia limitata nel tempo, perché valida «in attesa dell'emanazione dei provvedimenti attuativi di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 19 agosto 2005, n.192». Si tratta delle latitanti «Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici», che avrebbero dovuto vedere la luce entro il 5 febbraio 2006, più volte promesse e mai emanate. A loro volta, però, le "Linee guida" sono una norma non vincolante ma di indirizzo e consiglio verso le Regioni per predisporre la certificazione energetica. A rigor di logica, quindi, si sarebbe dovuto condizionare l'efficacia dell'articolo non all'emanazione delle linee guida, ma al loro recepi-mento da parte delle Regioni. Fino a tale momento, infatti, non sarebbe dato di sapere che cosa sia la "certificazione energetica dell'edificio" in quella determinata regione, e quindi non si può subordinare a essa il rilascio del permesso di costruire: quindi creare un periodo transitorio in cui la certificazione va fatta, è un assoluto non senso. A dire il vero Regioni come la Lombardia 0 l'Emilia Romagna l'hanno già definita, bypassando le Linee guida: ma le altre? Ci sono commentatori che hanno suggerito che in mancanza della certificazione, si debba fare riferimento all'attestato di "qualificazione energetica", cioè a un documento redatto da un tecnico abilitato sostitutivo della certificazione. Ma cosa è questo attestato? Due cose diverse. Per il Codice dell'energia si tratta di un documento obbligatorio presentato dal direttore dei lavori in Comune contestualmente alla dichiarazione di fine lavori. Esso ha lo scopo di ottenere il rilascio dell'attestato di certificazione energetica. Insomma, non si tratta di un documento sostitutivo, ma di una asseverazione del professionista che accelera la pratica per ottenere la certificazione. Viceversa per il decreto economia e finanze 19 febbraio 2007, che dispone i requisiti per ottenere le detrazioni fiscali del 55%, l'attestato di qualificazione (di cui è addirittura allegato un modello) è a tutti gli effetti sostitutivo della certificazione energetica, almeno finché la Regione non abbia emanato norme a proposito. Ma si tratta di una norma con fini solo fiscali, la cui efficacia non può essere estesa all'ambito edilizio e urbanistico (tanto è vero che è emanata dalle Finanze). Passiamo ora alla seconda parte del comma 288. Nessuno sa, oggi, cosa sia la «certificazione delle caratteristiche strutturali dell'immobile finalizzate al risparmio idrico e al reimpiego delle acque meteori-che». Quindi, si è in attesa che qualcuno ce lo spieghi. Resta certo che filtrare le acque piovane e riutilizzarle per irrigazione, per gli sciacquoni e per le pulizie della casa, è molto costoso: occorre predisporre cisterne apposite e utilizzare componenti meccanici complessi e a elevato consumo energetico. | | | |
In ecologia, ogni luogo che sia situato al margine fra due contesti (ecosistemi) è per sua definizione particolarmente ricco di diversità biologica. Gli ecotoni rappresentano delle aree di transizione che svolgono una funzione strategica nel passaggio delle comunità viventi da un ecosistema all'altro. In particolare, i sistemi fluviali si caratterizzano per una progressiva differenziazione di diverse zonazioni ecologiche, che dall'acqua più profonda dell'alveo giungono fino alle terre emerse delle ripe, sponde e argini fluviali, sulle quali si crea una moltitudine di condizioni che danno vita ad una biodiversità ricca di importanza ecologica e paesaggistica.
E' per questo motivo che, l'inventore dei Parchi fluviali, oggi scomparso, Valerio Giacomini ha educato un'intera generazione di ambientalisti all'importanza strategica della tutela e salvaguardia di tutte le aree cotonali, comprese quelle fluviali. Recentemente, nel suo "Manifesto sul Terzo Paesaggio, un agronomo francese, Gilles Clement, insegna ai suoi allievi, nella prestigiosa "Ecole Nazionale du paysage di Versailles", che gli ecotoni fluviali sono stati relegati dalla pianificazione urbanistica e dalla progettazione architettonica contemporanea a zone di abbandono (derelicted lands) e di degrado, fino a determinare la totale perdita di biodiversità.
Clement rivolge la sua critica al cuore del problema, chiedendosi: «..quale è stato in passato il rapporto tra fare Architettura e Natura e per quali motivi questo rapporto è stato messo in discussione, allorquando il concetto della sostenibilità ambientale ha iniziato a contaminare le azioni del costruire e del progettare?». In altre parole, la domanda è estremamente delicata e complessa poiché pone l'obiettivo di una ricerca per individuare nuovi criteri e nuovi metodi nella pianificazione e nella progettazione del territorio, capaci di garantire un «dialogo tra Architettura e Natura».
A questa domanda strategica e assai attuale nel dibattito culturale urbanistico italiano, cerca di dare un'interessante risposta (2008), Daniele Vitale, docente al Politecnico di Milano, affermando che: «...tra l'acqua e l'architettura corre una relazione d'antitesi e che questa antitesi è costitutiva e originaria. Nel suo stato più comune, infatti, l'acqua è fluida e dunque priva di forma, perché disponibile ad assumere tutte le forme; si adatta all'involucro che la contiene o all'alveo che la guida... l'acqua è dunque mobilità e adattabilità, indipendenza dalla forma ma anche disponibilità alla forma. .....L'Architettura è per intrinseca vocazione stabilità della forma e aspirazione al suo durare e al suo permanere. Per questo è difficile il loro incontro....l'architettura vuole arginare l'acqua, includerla nel costruito e poiché non può considerarla fonte di costruzione analogica, la elabora come altro da sé».
Si tratta di un'interpretazione interessante del perché molti architetti ed urbanisti italiani hanno avvertito una sorta di «giustificazione teorica» per la loro pigra indifferenza verso quel «ruolo delle strutture naturali» cui si richiamava Valerio Giacomini per cercare di introdurre nella cultura del territorio e della città la necessità di una sapiente e lungimirante azione di salvaguardia, tutela e manutenzione delle aree strategiche di transizione ecologica. Tuttavia, già a partire dalle opere del grande architetto messicano Barragan ( mostra al Moma di New York, 1976) "tale giustificazione teorica" non reggeva più. Per Barragan l'acqua (insieme al vetro) diventava un piano complementare di uno spazio in cui la luce può compiere nel silenzio il miracolo rivelatore della magia della bellezza : la casa Galvez, le fontane di Las Arboledas e la casa Gilardi rappresentano la testimonianza perfetta che il dialogo tra Natura e Architettura non solo è possibile ma informa totalmente contenuto e disegno del progetto.
Dieci anni dopo la morte di Barragan, al Carnagie Museum of Art's di Pittsburgh (PA, USA) si è svolta (maggio 2002) un'eccezionale esposizione di cinque progetti internazionali che integrano l'Architettura con l'Acqua. L'iniziativa ha scatenato un acceso dibattito internazionale non solo tra gli addetti ai lavori ma su molti quotidiani a vasta tiratura internazionale ;in Italia, invece, di questo dibattito non vi è stata traccia e lo si può rintracciare solo attraverso le riviste specializzatedel settore.
I cinque progetti (Blur Building di Diller-Scofidio; lo Yokohama International Port Terminal di F.O.Arch; il LakeWhitney Treatment plant di Holl-Van Valkenburgh, il Quattro Villa in Olanda di MVRDV. La Blackfriars Bridge station) hanno dimostrato che incorporare l'acqua con il progetto architettonico non solo è possibile ma, se rispetta il ruolo e le funzioni ecologiche degli spazi a maggiore biodiversità e a maggiore produttività ecologica, il "segno" pregevole dell'architettura di qualità rafforza l'identità e la memoria eco-paesaggistica del luogo prescelto, che, da luogo marginale e degradato diventa nuovamente patrimonio della città e del territorio.
Il dialogo necessario oggi tra architettura e natura, soprattutto nelle aree maggiormente "dimenticate" ed escluse da ogni uso sociale, (quali sono oggi le aree di margine fluviale nelle città italiane ed europee attraversate da fiumi e corsi d'acqua) è quello che serve non a ripristinare un impossibile "Paesaggio Zero", bensì quello che determina un'evoluzione della biodiversità e ripristina il ruolo delle strutture ecologiche strategiche. Se, come nel caso del Bridge Papillon sul fiume Ebro, porta principale del nuovo Expo di Saragozza, che si inaugura in questi giorni nella capitale dell'Aragona (Spagna), il progetto di architettura, disegnato dall'architetto iracheno Zaha Hadid, serve a far comprendere ai visitatori dell'Expo l'importanza dell'acqua e il suo rapporto con l'uomo, il dialogo avrà raggiunto il suo massimo livello espressivo. Sarà , infatti, chiaro a tutti che l'acqua del fiume da bene primario per l'organismo umano, da via di traffico e di mobilità in costante metamorfosi, diventa anche fonte di ispirazione artistica e di bellezza.
Fonte: Greenreport.it | | | |
Il format "la parola all'oggetto", ideato e fatto circolare dall'associazione museimpresa con la complicità del Politecnico di Torino, ha toccato nell'incontro del 15 maggio i temi degli archivi e musei d'impresa che ospitano documenti relativi alla funzione dell'abitare. Le "accoppiate", hanno visto Francesca Appiani (Museo Alessi) e un modello di servizio da the di Shigeru Ban, proveniente dall'archivio "Alessi", Maria Teresa Gilardi (Zucchi Collection) e uno strepitoso mezzeri di inizio Ottocento stampato a mano e uno stampo proveniente dalla collezione e Roberta Verteramo (laboratorio di Restauro, Triennale di Milano) nelle vesti di restauratrice di un pezzo di Gaetano Pesce. Le tre voci, orchestrate da Elena Dellapiana (Politecnico di Torino), hanno raccontato con leggerezza come l'oggetto sia frutto di processi culturali, formali, tecnici, come possa in quest'ottica divenire bene culturale e come -in quanto tale- rientri nella logica della conservazione e del restauro. Finalmente molti studenti, incantati di poter toccare e ascoltare design che è progetto culturale e non solo marketing. | | | |
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Lo studio Architetti Verna parteciperà all'evento di domenica 30 marzo lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer adipiscing elit. Pellentesque id risus in ante fringilla consequat. Suspendisse massa erat, adipiscing nec, dictum sed, lacinia eleifend, erat. Duis sit amet felis. Suspendisse sagittis feugiat ipsum. Sed blandit magna sed lorem. Donec tortor. Suspendisse in turpis. Sed laoreet pulvinar arcu. Integer bibendum. Praesent feugiat, tellus at commodo hendrerit, elit enim vehicula leo, in volutpat ligula nunc a est. Fusce magna leo, gravida eget, lobortis eu, consectetuer ut, eros. Suspendisse nec metus vel nisi iaculis rutrum. In lacinia facilisis quam. Vestibulum quis orci. Integer lacus. Proin vestibulum est at velit. Cras eget purus. Aenean neque. Mauris a leo. | 18/04/2008 | | |
Dopo Barcellona, Berlino, Beijing e Istanbul gli architetti si ritroveranno in Italia, a Torino, dal 29 giugno al 3 luglio 2008 per il XXIII Congresso mondiale dell’Unione Internazionale degli Architetti. Dopo l'edizione del 1948, una città italiana ospita nuovamente l'importante manifestazione internazionale che elegge come tema Transmitting Architecture: l'architettura che comunica e che viene comunicata, in tutti i modi, e che permea i luoghi con tutte le sfumature di una professione che coinvolge i valori della qualità della vita e dell’ambiente.
| 31/03/2008 | | | Microsoft Windows SharePoint Services consente una migliore collaborazione offrendo agli utenti la possibilità di condividere in modo efficiente informazioni e documenti. Per informazioni introduttive, vedere la Guida. | 04/01/2008 |
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